ARTESTRATTA
L'Arte di Romeo Borzini


Osservando quadri in cui non sono immediatamente
riconoscibili le figurazioni razionali di oggetti ben delineati,
le associazioni mentali legate ai riferimenti culturali contemporanei suggeriscono
subito un richiamo alla corrente pittorica elaborata dall’avanguardia storica del ‘900
chiamata “Arte Astratta”. La denominazione è corretta se riferita ad un particolare
metodo di costruzione dell’immagine che segue canoni stilistici definiti,
il cosiddetto “linguaggio dell’astrazione”.
Romeo Borzini conduce la sua esplorazione su un’altra pista di elaborazione:
legge il risultato finale della lunga operazione di edificazione dell’immagine,
e supera le barriere tra le diverse epoche storiche.
Senza perdere la ricchezza degli artisti antichi,
estrae dalla miniera inesauribile delle riproduzioni disponibili una serie di frammenti,
strappandoli dalle pagine dei libri d’arte o da opere originali del pittore stesso,
rielaborandoli in Collages e opere di tecniche miste.
Romeo percorre la via del “Polistilismo”, ovvero il superamento
del compartimento stagno tra settori codificati dalla critica artistica
nella storia delle arti figurative, musicali, letterarie.
I frammenti raccolti sono accostati in piena libertà e senza piani discorsivi predefiniti,
anche se l’incontro e l’interazione tra le componenti acquisisce come per magia
una spontanea corrispondenza di toni e di armonie cromatiche.
Nella sua ricerca di frammenti, basilari per la composizione di nuove figurazioni,
ha incontrato un filone, non solo antichissimo, testimoniato dall’etnologia,
ma addirittura insito nell’apparato ottico umano:
il riconoscimento e l'adozione di una serie di segni primordiali ottici,
emersi prima nell’analisi di pitture rupestri e da altre immagini del patrimonio
antropologico, poi confermati da ricerche fisiologiche statistiche allargate.
Dotato di tale raccolta di frammenti veramente primordiali,
l'artista ha potuto esplorare alla radice la formazione delle figurazioni pittoriche,
applicando con costanza e sapienza la costruzione, la distruzione e la ricostruzione
di visioni poste al di là del limite imposto dallo spazio e dal tempo,
per suggerire la vastità delle possibilità di conoscenza insite nella pratica
e nella fruizione dell’arte pittorica.
”L’Artestratta” estrae, dal bagaglio individuale di ciò che si può vedere
e di ciò che si è visto, la dovizia di prospettive e di interpretazioni ivi celata.

Alberto Zen

OCCHI CHIUSI
FENOMENI ENTOTTICI / FOSFENI
Appunti tratti dal libro "Sciamani" di Graham Hancock

Forse è dovuta all'antropologo colombiano Reichel-Dolmatoff la prima codificazione
di una serie di segni primordiali rinvenuti negli antri sparsi in varie parti del pianeta.
Il fatto che questi "Pattern visivi" fossero quasi identici o perlopiù sovrapponibili,
a dispetto della distanza e dell'epoca diversa, lo indusse a pensare
che queste "Costanti di forma" fossero adducibili a fattori fisiologici.
Un’ipotesi rafforzata dagli esperimenti di laboratorio dello scienziato Max Knoll
che attraverso la stimolazione elettrica del cervello aveva indotto "Fosfeni"
in più di mille volontari occidentali, a cui veniva poi chiesto
di disegnare ciò che avevano visto.
I paralleli con i disegni delle visioni degli Indios dell'Amazzonia erano impressionanti;
avevano realizzato una gamma quasi identica di Pattern astratti e disegni geometrici.
"Queste corrispondenze sono troppo precise per essere puramente casuali",
commenta Reichel-Dolmatoff.
Esse sembrano dimostrare che i disegni visti dagli Indios sono "Fosfeni",
immagini soggettive indipendenti da fonti di luce esterne.
Sono il risultato di una autoilluminazione del senso della vista.
Dal momento che essi si originano tra l'occhio e il cervello (entottici),
sono comuni a tutti gli uomini.
Vengono poi interpretati in chiave culturale come se avessero un significato specifico.
In realtà sono universali.
Fenomeni Entottici:
era il termine preferito dal famoso antropologo David Lewis-Williams:
"sensazioni visive derivanti dalla struttura del sistema ottico,
dal globo oculare alla corteccia."
Mardi Horowitz e Ronald K. Siegel stabilivano un elenco preciso
di Fenomeni Entottici riconoscibili:
1) Griglia esagonale 2) Linee parallele 3) Puntini e macchie
4) Linee a zigzag angolari o ondulate 5) Curve catenarie
6) Filigrane o sottili linee serpeggianti
David Lewis-Williams alla fine isolò e codificò sette principi generali
di come i "Fenomeni Entottici" vengono percepiti:
1) Replica 2) Frammentazione 3) Integrazione 4) Sovrapposizione 5) Giustapposizione
6) Raddoppiamento 7) Rotazione
Artestratta: le opere traggono origine e sono composte a partire dall'elaborazione
del codice di 15 segni, come rilevato dagli esperimenti di Dolmatoff / Knoll.

Romeo Borzini